"Il Fantastico Mondo del Re Di Parigi"
a cura di S.Valentini

Che si tratti di un delicato volto di donna o di un suggestivo paesaggio da favola,  di una raffinata natura morta o di un lirico rincorrersi   di  contrappunti  cromatici ,  densi  allo  stesso  tempo di profondi  significati simbolici e di bellezza allo stato puro, con  il  suo  inimitabile  tocco  e  i  suoi  vivaci  colori, che ne hanno sancito la  grandezza artistica, Gerry ci seduce senza lasciarci alcuna via di scampo. Poeta della vita che si afferma e si staglia davanti all’ignoto, con quel tanto di inquietudine che ci fa riflettere sull’enigma della nostra esistenza e con quella serena malinconia, parados-salmente insieme dolce e romantica  e più freddamente razionalistica, inconsapevol-mente quasi illuministica, che ci rassicura senza mai acquietare  il nostro spirito, Gerry  scandaglia il suoi io più intimo e da lì ci parla attraverso i segni dell’arte e incessantemente dialoga  con  noi  e  con quel nocciolo  duro della realtà che il più delle volte si rivela refrattario ad ogni sollecitazione di pace e di armonia.  E così dalla composta tensione  di   “Un Sogno irraggiungibile” o dalle più drammatiche tinte rossastre di “Al di là  dell’immaginario” si vola sulle tenue coloriture di “Romantiche visioni” per arrivare alle eteree velature azzurre di “ Fiori di Primavera”, da cui sprizza un incontenibile senso di gioia e vitalità. Il tutto, formalmente,  in un impianto compositivo di ascendenza simboli-co-surrealista che serve tuttavia all’autore   solo a  dare ordine al suo  vigoroso impeto creativo, senza intaccare l’elevatezza di ispirazione e le originali soluzioni espressive che fanno di Gerry un prim’attore sulla scena artistica di oggi.

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"Cattedrali Come in Sogno"
a cura di Don A.Tarzia
 

In un paesino della Brianza ai piedi di Montevecchia, la collina con in cima il celebre Santuario, vive un pittore che sogna cattedrali e che sa che i suoi antenati, i Maestri Comacini, nel Medioevo partirono armati di scalpello dalle vallate intorno al lago, verso la Svizzera, la Borgogna,  la valle del Reno,  riempiendo l’Europa di cattedrali: le chiese romaniche ornate come palazzi, sicure come fortezze.  Lui  invece   non   viaggia, se non per le sue mostre a Parigi, Bruxelles, Breda, Mosca e, ovunque lo chiamino, e in ogni dove già lo conoscono come il pittore che sogna cattedrali: le sue sono emozioni romantiche , visioni oniriche che coltiva nel suo inconscio e poi libera attraverso i pennelli in un arcobaleno poetico di colori stregati. Solo apparentemente le cattedrali inventate da Gerry sono visioni storiche, immagini d’arte ricollocate in spazi e luoghi fantastici: La chiesa di San Basilio sulla Piazza Rossa di Mosca  non è la stessa che si erge sullo scoglio in mezzo al mare  e per questo le due diafane sirene, gli angeli in rosa che si  alzano dalle onde verso le nuvole non rompono l’incanto e non turbano lo spettatore, semmai lo intrigano e lo provocano, suggerendo messaggi cifrati di comunicazione visiva , di rarefatta religiosa popolare. La conoscenza perfetta del mestiere e la facilità di espressione  portano il Maestro Gerry Scaccabarozzi a spaziare con intuito felici nei più diversi stili architettonici , ricostruendo e reinventando  quanto di più monumentale la mente umana ha realizzato  lungo i secoli per  abbellire i luoghi  dell’incontro con Dio. 

Maestro il Gerry Artista dipinge cattedrali, ma il Gerry uomo è religioso? È cristiano praticante?

Mi è più facile dire che sono praticante. Ho sempre paura di un termine che limita: sono cristiano-, battezzato e sposato nella chiesa cattolica, ma mi sento aperto verso il dialogo interreligioso. Il mio quadro che esprime più emblematicamente questo  atteggiamento resta  quello delle tre chiese e del ragazzo che guarda interrogativamente. In Germania ho visto delle chiese utilizzate in tempi alterni dalle varie confessioni religiose e ho trovato questa convenzione molto positiva: lo stesso luogo per lo stesso Dio, anche se in orari diversi perché abbiamo lingua e cultura diversa.

Le cattedrali del maestro Gerry sembrano talvolta, più che miraggi, reperti  di civiltà perdute, monumenti-messaggi di uomini di un’epoca passata per i futuri abitanti del pianeta: San Marco si sposta dalla laguna Veneziana in un campo di girasoli nella steppa  ucraina, mentre il duomo di Milano, con le su cento guglie, si specchia nelle acque tranquille di un lago al tramonto. L’artista stesso fatto ragazzino  entra in questo mondo futuro-fantastico  con il suo corpo innocente e gli occhi sgranati, per osservare stupito e interessato, e intanto il gioco degli aquiloni annoda ammiccamenti di  complicità fiabesca  in questo spazio dell’anima tanto remoto quanto segreto. La cifra vistosa, anche se nascosta,  di questi panorami colmi di meraviglia è la musicalità , fatta di colori e di note sospese nell’aria: accordi e contrappunti a volte suggeriti dagli stessi strumenti abbandonati, partiture e motivi persi nei deserti della vita e della storia

l'iperrealismo di certe nature morte , il tecnicismo di certe pennellate, le atmosfere di un consulto mestiere, in quale di queste correnti si riconosce?

L’iperrealismo mi interessa solo come tecnica, più che alla fotografia io guardo ai grandi del settecento e ancor di più alle miniature dei secoli precedenti: sono quelli i colori che cerco di riprendere , le tecniche raffinate che porto in un contesto naturale, dove il presente diventa sogno del passato o forse del futuro, comunque sogno d’arte.

Che legame possiamo  trovare con la Pop-art, popular art prima americana e poi mondiale che, nata negli anni Cinquanta, ha già trovato la via  dei musei e delle aste a volte sfrenate?

Non mi interessa molto e non mi considero  su quella scia. Io sono per l’arte  leggibile e godibile, ma nell’alveo della classicità. Il godimento estetico fa parte del mondo delle emozioni, dei ricordi e dei riconoscimenti , dei ritmi e  dei riti culturali. L’informale, la pop art , i buchi nella tela o l’incartamento dei monumenti li capisco solo come momento dissacrante di contestazione, gesto polemico per attrarre l’attenzione: un ruolo di cornice e niente di più. Sono lo sciopero e non il lavoro costruttivo.

In Famiglia, fra i suoi compaesani trova molto consenso questa sua arte leggibile ma inusitata, un po’ sognata e un po’ stregata?

Non molto. Mi sento invece tanto apprezzato all’estero, in Francia, Svizzera, Russia; mi consola il detto Nemo profeta in Patria… anche se in diverse città italiane ho ricevuto riconoscimenti e premi inaspettati.  Il mio è uno sforzo per vedere al di là del mistero delle cose che sono e potrebbero non essere, cerco con caparbietà di colorare quella dimensione che in ciascuno di noi sprofonda verso e oltre l’inconscio.  Qualche volta sono capito e qualche volta travisato, ma spesso creo  percorsi di dialogo  con gente che non parla mai con nessuno e provoco interrogativi e soste di pensiero mediato in chi corre dietro al fuggevole evolversi degli eventi.

Ma il Maestro Gerry non è un ideologo , un filosofo dell’arte, non elabora sistemi o correnti di pensiero, forte o debole che sia. io sono un uomo comune dice  che non si vuole rassegnare alla banalità di un quotidiano vissuto come un castigo . non accetta l’inevitabile e tutto quello che può lo trasforma sotto una valenza di sogno.

Maestro perché insiste tanto sulle Cattedrali?

Sono il mio segno ricorrente le vedo come il distillato di un’epoca, la summa della civiltà. Quando mi  trovo ad osservare come spettatore   non noto nemmeno il contorno o l’ambiente che le circonda: San Pietro a Roma è grande anche senza il colonnato del Bernini, così come Notre Dame di Parigi  cresce meglio su un campo di papaveri o sulle dune di un deserto arabico, con i suoi contrafforti potenti e gli agili archi rampanti.

Davanti alla tela Gerry ha solo da chiudere gli occhi e le cattedrali viste, i complessi architettonici del passato, ove la fede ha celebrato i suoi trionfi e le affermazioni dogmatiche, i dubbi dell’esistenza e le provocazioni del mistero, gli sorgono spontanei dall’interno come sorgive fresche e generose.

Per finire Maestro Come definisce la sua arte?

Vorrei che fosse la canzone perenne della mia vita e diventasse anche per altri  indicazione di un sentiero possibile verso una maggiore serenità.

 

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"Oltre il sublime e l'irreale...la pittura immaginifica di Gerry"
a cura di Danilo Sensi

Percorrendo il sentiero della vita un
gelido soffio sfiorò il mio corpo.
Mi resi conto di essere solo,
nessuno a cui dire il mio dolore. 
Soltanto la grande Dea Morte ebbe compassione di me e volò oltre.

Tornò il sole e la gioia, conobbi l’Amore
 e la speranza.  Di fronte al dolore
fui più forte. Non ero più solo e il freddo
 non mi fece più paura.

(Un sogno nell’onda dei ricordi –
Anonimo, 2004)

Parlando dell’arte del novecento europea non si può non correre con la mente ai vari Movimenti che ne costituiscono il fulcro e che hanno reso questo secolo il più interessante e fervido dal punto di vista creativo, che hanno creato la rottura con il classicismo ottocentesco e la rinascita della ricerca artistica dal torpore del secolo precedente. Il Surrealismo è stato uno dei grandi Movimenti del novecento e proponeva non solo una rottura con il passato ma un superamento del reale, calando la ricerca artistica nel mondo dei sogni e dell’inconscio. Il sogno era e sempre sarà, una realtà parallela, viva e pulsante, reale al di sopra della sua dimensione onirica, forse più rassicurante e più vera del vero. Il sogno non tradisce, il sogno si conclude con il sonno ma incide a livello inconscio nelle nostre vite, ed ecco che il reale e l’irreale si fondono e si confondono assieme. La pittura limpida e fluida di Scaccabarozzi rispecchia la più pura poetica surrealista, andando ad esplorare appunto il momento della fusione fra le due realtà – irrealtà che noi definiamo parallele ma che poi ad un certo punto si incontrano. Le algide figure femminili si stagliano in un paesaggio fantastico, le poderose onde si trasformano in delicati cavalli al galoppo… La pittura è decisa, la tavolozza variegata, il soggetto è curato e descritto nei dettagli, la fantasia dell’artista sembra inesauribile e denota una vitalità ed un animo gentile e forte. L’arte descrive e realizza le fantasie dell’artista, il suo animo, le sue inquietudini, i suoi tormenti. Nel caso di Gerry l’arte descrive una grande tranquillità e pacatezza, una profonda riflessione mista ad una rara bravura tecnica. L’arte ci parla dell’artista, a me piacerebbe parlare di arte con Scaccabarozzi….

Danilo Sensi

 

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"L'Illustratore di Sogni..."
a cura di Rosa Spinillo

Gerry opera con uno stile realistico vagamente tendente ad un iperrealismo sognante nella grafia e nel colore. Difficilmente in arte vi e' qualcosa di totalmente nuovo nei soggetti;  lo scrivo per farmi comprendere e non per fare paragoni azzardati, Guttuso e Vespignani hanno dipinto "cimiteri d'auto" con indubbi risultati, sia sotto il profilo pittorico, sia con l'intendimento di mostrare le conseguenze estreme del consumismo borghese capitalista o di degrado ambientale delle periferie romane. Questa pittura di Gerry, cosi' bella nella stesura e cosi' poetica nelle conclusioni, mi riporta in mente la poesia di Garcia Lorca

"Vecchio pioppo ... diventerai nido di
rame e di formiche e la corrente
portera' via, lentamente,
la tua corteccia..."

Credo che, se con la sua arte il pittore, riesce a suggerirmi certe riflessioni, vuol dire che ha raggiunto il suo intento artistico, che e' quello di regalare un'emozione all'osservatore. Da dove viene il fascino di queste opere, spesso minute e sempre impreviste, oltre che dalla perizia tecnica che Gerry  ha saputo testardamente acquisire? Dall’opposto dell’estetica mercantile degli oggetti da regalo, della loro serialità seducente, destinata alla routine dello sguardo domestico, fino al non essere. Gerry, che ho personalmente conosciuto, ha saputo elaborare il suo sentimento dei ricordi con audacia ludica, rimanifestando la natura e il visibile con il suo piacere; trasmette così all’ospite del suo mondo espressivo il gusto della reinvenzione. Non è stato banalmente transitivo all’arte l’orientamento di Gerry. Questo suo secondo dopo è stato lentissimo, quasi di raddoppiamento dell’identità, perché il tempo dell’artista contraddiceva quello “professionale” svolgendosi a bocca chiusa, incantato dai colori di un Magritte. Perciò forse non si è volto all’astratto come altri professionisti , inclini a valorizzare epicentri fisici del vissuto o ricorrenti nella loro fantasia. Il bisogno di evocare induce l’artista a una coniugazione propria, dell’iperrealismo con i colori mediterranei. Piante e animali sono da lui figurati per eccesso di presenza, mentre la perizia tecnica lo porta a cesellarli come incarnazioni della fertilità. Dopo aver conosciuto l’arte di Gerry, credo di aver colto un valore d’insieme in queste immagini variamente materializzate. Gerry ha bisogno del figurativo per manifestarsi intento a sfidare il limite che si crede imposto alla vita. Egli come tutti gli artisti, vive fuori dagli schemi comuni, anche se non può fare a meno di seguire quelli che ormai, con la maturità, hanno preso forma dentro di lui, frutto della sua cultura, delle sue scelte, del suo  viaggio umano. Un temperamento lievemente fiabesco insieme a originali punti di osservazione accompagnano questo artista che con la propria sensibilità si immedesima con il mondo sognante della fantasia cogliendo le suggestioni della natura collocate in una calibrata evocazione atmosferica. Le chiome lussureggianti degli alberi, i colori limpidi degli orizzonti ci appaiono tradotti con una vena nostalgica che si nota con gli accostamenti cromatici, nello spazio silente, nelle lievi sfumature che calibrano l’effetto emozionale della visione. Il sentimento si adagia sui luoghi amati, sulle suggestioni del mondo trasfigurante dallo stato emotivo del momento. Per Gerry tutto sembra diventare una rivisitazione sensoriale dei sentimenti per evadere dalle frenesie del quotidiano ed abbandonarsi allo splendore vivido della fiaba. Il tema assume così una valenza profondamente spirituale. L'arte pittorica come trasmissione di sensazioni delicate, dai colori sfumati e nello stesso tempo arricchiti di sussurri e leggeri messaggi: quasi un sommesso bisbiglio di antiche narrazioni. Mi piace immaginare che l’arte voglia significare la capacità di vedere prima dentro e poi fuori una realtà aggraziata non priva di fascino; una realtà nella quale l'artista si esprime con tecniche diverse: dall'utilizzo della matita, passando al pastello, alla china, all'acquerello per poi approdare alla tempera e all'olio su tela. La sua forza, paradossalmente, sta nella dolcezza, serenità, senso dell'infinito e della prospettiva che ti fanno entrare, quasi fisicamente, in ambienti reali dal sapore comunque quasi magico, fiabesco grazie alla perfezione dei tratti che ti invitano al sogno. Ma non è tanto la ricerca continua nelle espressioni cromatiche che fanno di Gerry un pittore speciale. Un gradevole ritorno (o riscoperta) a situazioni ideali, dove ogni dettaglio, esternamente curato , ti porta ad una dolcezza infinita. Ma non solo. Ci sono emozioni, situazioni nella quali è la Natura, rivisitata nel suo significato più rassicurante e romantico, che ti parla, si racconta e che ti culla…. “Gerry, con la sua tecnica che ti sfiora, accarezzandoti come una sorta di brezza ristoratrice, risveglia nell'osservatore il Buono che c'è in ognuno di noi, la sensibilità che, in un quotidiano in cui l'Avere conta più dell'Essere, a volte viene accantonata, richiusa e dolorosamente repressa. Non è però il caso di quest' abile artista che sa liberare la sensibilità, ti riconduce al Bello, alla visione ottimistica della Natura e di quanto la stessa può ancora dare a ciascuno di noi. Altri paesaggi, la cui rappresentazione si svincola dalla suggestiva caratterizzazione umorale, presentano una totale assenza di vincoli temporali escludendo accenni al divenire o alla metamorfosi: sono le sensazioni a dare ritmo alla composizione. Le fronde degli alberi vibrano seguendo il sussurrio del vento che muove impercettibilmente le foglie cangianti, ma l’azione pare si ripeta all’infinito, bloccata in un eterno istante e generata da un idilliaco connubio tra una sfuggente visione onirica e il reale splendore della natura. La liricità di Gerry è un elemento essenziale della creazione pittorica , è la vita poetica dei suoi lavori , è la preoccupazione di rendere al massimo i valori oggettivi della realtà . Vivere il proprio tempo e denunciare con immagini realistiche la società distruttrice ed alienante di oggi , questa è l’operazione estetico-concettuale del pittore . La pittura di Gerry, intesa come trasformazione della realtà visibile in un significato simbolistico-concettuale che va oltre e al di là della realtà . Gerry , in sostanza , rivela una sensibilità surrealistica che però , nell’esito espressivo , rimane fedele ad una figurazione chiara e leggibilissima perché non toccata da quegli stravolgimenti bizzarri e stravaganti di cui spesso si compiacciono gli artisti surrealisti . Per rimanere vicino allo svolgimento figurativo , egli sceglie la via dell’iperrealismo che , nella dimensione volutamente esasperata e insistita dell’immagine rappresentata , supera il dato realistico proiettandolo nel mondo interiore e segreto del pensiero , dell’inquietudine spirituale , dell’emozione poetica , della riflessione esistenzialista . La pittura iperrealista solitamente pretende una specie di spietata e penetrante esplorazione nel dettaglio realistico e ciò comporta un tipo di colore nitido e scandito che agisce sull’immagine come forza fredda e determinata . Ed è proprio questo il colore che caratterizza la pittura di Gerry , un colore catturato in spazi compositivi rigorosi e precisi , senza sfumature né espansioni incerte .  La pittura come espressione dello spirito : un soggetto che cattura la mente , e la mano che , quasi come entità autonoma , si muove abile sulla tela e restituisce un’immagine . L’accurata trama disegnativa stabilisce in modo completo e realistico l’immagine che il pittore desidera illustrare : ottiene così un’ atmosfera particolare dove il silenzio delle cose conduce il fruitore a riflettere . L’autore analizza lo spazio che resta al di fuori di invasioni gestuali ed instaura con la luce un rapporto che esalta la componente lirica . Gerry usa alla base dei suoi dipinti , una tecnica meticolosa che si addentra e affida la sua visione al dettaglio : è fondamentale la scrupolosità con la quale pone questi particolari in un ordine mai fortuito , per offrire un preciso gioco della composizione . Ogni piccola cosa racchiude una storia in sé stessa creando una visione nella quale c’è una trama . Le immagini si trasformano in un discorso dal quale emerge l’uomo e ciò che lo circonda . Il colore diventa il veicolo per creare una realtà fuori dal tempo dove gli oggetti trovano fra loro una complicità e un legame mai banale . Quando si alternano i pensieri nella mente di un’artista e spuntano i ricordi la vita sembra immobilizzarsi , il richiamo del passato intraprende il suo cammino e si trasforma in narrazione . Tutto è emblema del quotidiano e di presenze umane assenti ma testimoni di una circostanza. Versatile nel suo iter pittorico si dedica anche al ritratto che realizza con purezza espressiva e spontaneità dei soggetti scelti ; una pittura capace di indagare quel sentimento incomprensibile delle cose intorno a noi.